Ho conosciuto Antonio Siniscalchi , Totonno per tutti , nel settembre del 1969. L’autunno caldo degli operai e degli studenti era in atto e si può dire che vi fosse una manifestazione al giorno per le strade di Napoli.
Quell’anno avevo fatto la maturità classica e dopo qualche brutta esperienza con i gruppetti extraparlamentari filocinesi mi ero avvicinato al PCI affascinato dalla giovane figura di Antonio Bassolino segretario della sezione A. Gramsci di Afragola.
Abitavo a cento metri da lui ma non lo sapevo. Il palazzetto dei Siniscalchi dove risiedevano i genitori, uno o due fratelli sposati e Totonno , la moglie con i figli Andrea, Palmiro e Carolina. Li amava tantissimo ma con Palmiro si capiva che c’era un legame speciale chissà forse perché portava un nome evocativo.
Totonno era uno degli uomini chiave del partito. Faceva il saldatore, aveva i capelli ricci e la faccia da operaio come si portava allora quando tutti dicevamo in un modo o nell’altro che la classe operaia doveva andare al potere e governare.
Nella sezione di Afragola lui rappresentava l’operaio cresciuto nel partito con le lotte e tiratosi su fino ad incontrare la politica che capiva e conosceva nonostante gli mancasse “la penna in mano”. Aveva però grande intuito e passione e anche una buona capacità di parlare in pubblico e di questo si compiaceva e andava fiero. In campagna elettorale quando si faceva il “caseggiato” era diretto e convincente nel rapporto con la gente e quando entravamo nei cortili sui quali si affacciavano una loggia o dei balconi era capace di dialogare e di farsi ascoltare da chi stava sopra e distante come da chi gli era di fronte e più vicino.

1971. Alla manifestazione del PCI. ARCHIVIO Mario Ricco-INFINITIMONDI-centoannipci


All’inizio mi faceva un po’ paura. I tempi certo erano quelli che erano ma il suo modo di parlare di rivoluzione armata , di mitra che un giorno i reazionari e i fascisti ci avrebbero costretto ad impugnare pur di non cedere il potere mi spaventava. Lui sotto sotto si divertiva a mettermi alla prova per scoprire di che panni vestiva questo studente piccolo borghese, figlio unico di famiglia democristiana capitato in mezzo a comunisti veri in una sezione di cui le malelingue dicevano che Totonno si sentisse il proprietario nonché l’interprete del pensiero del capo indiscusso e indiscutibile : Antonio Bassolino. Il suo legame con Tonino come lo chiamava insieme a tutti i compagni storici era di assoluta profondità affettiva e di totale condivisione politica. Quando il giovane dirigente parlava ai comizi o alle assemblee Siniscalchi era lì attento a cogliere indicazioni, significati palesi e sfumature. Quando erano insieme vedevi da lontano che uno faceva domande e gesticolava e l’altro dava risposte brevi con pacatezza. Quando Bassolino fu eletto consigliere regionale nel 1970 Siniscalchi costruì per lui una libreria di metallo e gliela regalò sistemandola in una delle stanze della casa di Afragola. Ero presente quando la consegnò ed era emozionato come un padre che fa un regalo al figlio .

24 marzo 1984 ROMA Metalmeccanici in difesa della scala mobile. Da Quaderni dell’Archivio Storico di Pomigliano d’Arco


Scoprii in seguito la sua umanità quando gli confidai le mie preoccupazioni non politiche ma personali : temevo che la mia fidanzata, oggi mia moglie, fosse incinta. A chi avrei potuto dirlo? Da quel momento il nostro legame divenne forte e con Bassolino via da Afragola e il sottoscritto destinato a diventare segretario della sezione Totonno mi “adottò” riversando su di me affetto , protezione e una valanga di consigli e di raccomandazioni politiche da tenere ben presenti.
Tuttavia fu lui a bocciare la mia elezione a segretario della sezione che giudicò prematura e rischiosa dopo che Bassolino fu mandato a dirigere la federazione comunista irpina. Nel corso di un’assemblea di sezione affollata e infuocata riuscì a conquistare alla sua tesi buona parte dei presenti.
Dopo qualche tempo però fu lui a battersi perché fossi, a 21 anni, capolista del Pci alle elezioni comunali del novembre 1972 e a lanciarmi al comizio finale di Piazza Castello dove per la prima volta parlai a braccio, senza carta, (al massimo con la carta in tasca) come mi aveva ricordato mille e mille volte nei giorni precedenti la manifestazione.
Prendemmo duemila trecento voti non abbastanza per avanzare anche se rinnovammo i consiglieri comunali. Durante l’immancabile analisi del voto c’era chi non si capacitava dello scarso risultato dal momento che a Piazza Castello c’erano più di duemila persone. Totonno con una battuta delle sue commentò “ …e si vede che i nostri elettori quella sera erano tutti in piazza !”.


Quando fu assunto all’Alfa sud diventando operaio metalmeccanico a tutti gli effetti la fabbrica di Pomigliano e le lotte sindacali diventarono una parte fondamentale della sua vita.
La catena di montaggio, le presse (le grandi e le piccole presse) con il loro rumore che spacca le orecchie, la verniciatura dove non si respira. Quanti commenti e immagini gli ho sentito evocare con quella sua espressività colorita e coinvolgente !
Era un film didattico per l’apprendimento del sottoscritto che, diversamente, mai avrebbe potuto conoscere la fabbrica di Pomigliano. Accanto a lui il più giovane Pierino Afiero, acuto osservatore della condizione operaia, con il quale creò un sodalizio ben assortito per temperamento ed esperienza. Poi, quando la grande fabbrica andò a regime e i lavoratori ebbero una organizzazione sindacale e politica meglio definita emersero nuove figure di compagni i cui nomi e incarichi affollavano i ragionamenti di Totonno, Due in particolare Vincenzo Barbato e Michele Tamburrino erano sempre al centro dei discorsi dai quali trapelava la stima e la fiducia che era riposta in loro.
C’era ormai nella nostra sezione come in tanti altri paesi e comuni di Napoli e della Campania una nuova classe operaia che non avevamo mai avuto per quantità e qualità.
Siniscalchi era insieme a Pierino Afiero e a Franco De Nicola il punto di riferimento. Lui da sempre operaio saldatore e comunista, figlio di comunista (il papà Andrea era dipendente del Gasometro) ora metalmeccanico della grande industria, iscritto alla Fiom dei consigli di fabbrica gli organismi della democrazia operaia di cui io avevo solo sentito parlare ma che lui e Pierino conoscevano dal vivo in tutti i particolari.
Credo si sentisse un comunista completo nei primi anni 70’. Nessuno come lui incarnava “la fabbrica e il territorio”. Grazie ai turni spesso, di mattina, ci vedevamo per organizzare le proteste dei quartieri di Afragola verso il Comune o “dirigere” quelle già in atto. Totonno era bravissimo ad inserirsi e a prendere la testa del malcontento. Un volta insieme portammo in comune un piccolo corteo di persone incazzate per il mancato arrivo dei pullman della TPN, la CTP di allora.
Poi se ne andava all’Alfa sud e ricominciava la lotta anche lì.

1984 Napoli Festa meridionale de l’Unità. L’ultima volta di Berlinguer a Napoli. Da Quaderni dell’Archivio Storico di Pomigliano d’Arco


Totonno visse il referendum per il divorzio del 1974 con un impegno fuori dal comune .Eravamo rimasti in pochi a fare vita attiva in sezione e i fascisti avevano rialzato la testa anche con agguati a Napoli e nei comuni della provincia. Al solito lui non ebbe difficoltà a collocare politicamente quella battaglia referendaria .Con una battuta delle sue disse che in fondo eravamo sempre noi del Pci a dover portare la croce una volta come antifascisti, un’altra come divorzisti …. E aggiunse che quello sarebbe stato il suo ultimo lavoro per il partito perché era stanco dello scarsa collaborazione degli altri. Afragola cittadina più che cattolica e democristiana lo faceva arrabbiare e girando per i quartieri si imbatteva spesso in donne che quasi aggressivamente rinfacciavano a lui e ai militanti del Pci di volerle dividere dai propri mariti grazie alla legge sul divorzio. Rientrava in sezione preoccupato ma dentro di sé stava covando un’idea … Nelle campagne elettorali dell’epoca la lotta per l’affissione dei manifesti era all’ordine del giorno : ognuno copriva gli altri e talvolta si finiva in rissa. Gli venne l’idea di battere tutti, di superare in altezza e dunque in visibilità i manifesti degli altri, la propaganda degli antidivorzisti con in testa la Democrazia Cristiana. Trovò i soldi per acquistare decine e decine di cartoni formato 70×100 , quello più usato dai manifesti. Invase la sezione con questa massa di cartoni litigando col custode e con i vecchi compagni abituati ai loro spazi di gioco a carte. Lavorò in quasi solitudine preparando cartelli con sopra affissi i manifesti del “No all’abrogazione del divorzio” e una notte lui con l’aiuto dei fratelli Varese si arrampicarono in cima a tutti i pali della luce che da viale S. Antonio portavano all’edificio scolastico Marconi sede principale dei seggi elettorali. Lì fissarono i cartelli con il No ad un altezza dove neanche le scimmie sarebbero state in grado di coprirli. L’effetto era notevole e il viale appariva trasformato : No a destra e a sinistra e chi camminava lungo i marciapiedi non poteva non notare e fissare!
Su una cosa però si era sbagliato Totonno : quella non fu l’ultima volta in cui si ammazzò di lavoro per il partito. Alla grande Festa dell’Unità di Napoli del 1976 dopo i successi elettorali di quegli anni c’è una foto di cui non supponevo l’esistenza che ci ritrae lui ed io alla Mostra d’Oltremare accanto ad una lettera U gigante da piazzare ad una certa altezza. Mi pare di sentire le sue parole a proposito di chi dirige ( il sottoscritto) e di chi lavora…..
Voglio precisare che Totonno tra i propri ideali non ha avuto solo quelli politici che pure hanno preso tanta parte della sua vita. E’ stato sempre attento agli aspetti umani e agli affetti.

Nicola Roncone, Pasquale Aiello, Antonio Siniscalchi, Vincenzo Barbato, Luigi Petricciuolo, Rocco Civitelli. Da Quaderni dell’Archivio Storico di Pomigliano d’Arco

Nato e vissuto nella grande famiglia dei Siniscalchi fatta di figli , di fratelli, cugini e parenti e nel tempo di nipoti a cui era legatissimo così come alla mamma Carolina una donna combattiva e che incuteva rispetto. Nella sua casa di traversa Cavallotti insieme alla infaticabile moglie Rosa siamo passati tutti: compagni, compagne, amici e amiche e per ognuno c’è stata ospitalità cibo e letto senza problemi nonostante i limiti di un salario operaio di allora divorato dalla inflazione e dai frequenti scioperi. Ricordo un Capodanno ( 1972 o 1973?) con un giovane Antonio Bassolino e compagna e il sottoscritto e Annalisa, ora mia moglie, dopo il cenone sistemati alla meno peggio in casa Siniscalchi per la notte con una famiglia che di suo contava già tre bambini e due adulti.
Quando morì Berlinguer Totonno che pure il compromesso storico non lo aveva mai digerito pianse alla manifestazione di Roma e me lo ricordo ancora perché stava nel pullman organizzato da Pomigliano e io lo abbracciai appena arrivò come facevo sempre quando ci incontravamo
Parimenti affettuosi furono il suo abbraccio e le parole che mi disse all’orecchio quando venne a casa dopo le mie dimissioni dagli organismi dirigenti della federazione di Napoli. Fu tra i pochissimi.


A casa mia Totonno Siniscalchi è stato sempre una figura rispettata e ben voluta da mia moglie e dai miei figli che hanno imparato a conoscerlo e a volergli bene e a divertirsi con le sue battute. Perfino mio padre, militare, lo stimava, lo chiamava don Antonio e si sentiva sicuro se io ero con lui. Accade spesso ancora oggi che io o i miei figli scherzando ma non troppo su un evento politico ci chiediamo: che avrebbe detto Totonno? Avrebbe detto che “il Partito deve prendere posizione”…..
Alla festa dei suoi 80 anni ero malato e non partecipai. Gli dissi al telefono che appena guarito sarei andato a trovarlo e il regalo glielo avrei portato con ritardo. Ci misi più tempo del previsto ma mi presentai a casa sua una mattina con due bottiglie di vino. Parlammo abbastanza di salute sua e mia e di quella della moglie Rosa che sedeva di fronte a noi. Mi prese la mano e la tenne tra le sue mentre gli dicevo sforzandomi di frenare l’emozione che lo stimavo e gli volevo bene come un secondo padre, il padre di sinistra che non avevo avuto. Lo salutai che gli brillavano gli occhi.

Gennaro Limone










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2 commenti

  1. Il ricordo di Gennaro Limone esprime il sentimento di orgoglio di tutti i compagni della sezione PCI di Afragola che nel compagno Siniscalchi hanno sempre visto la rappresentazione del”sol dell”avvenire”per la generosa passione e intelligenza con cui totonno o comunista sapeva farsi ascoltare e apprezzare per la sua profonda onestà intellettuale.Grazie Siniscalchi per il tuo fulgido esempio di militante comunista.Le tue lezioni di modestia e di grande acumepolitico non potrò mai dimenticarle.Nicolagala

  2. Una bella e puntuale rievocazione di un “compagno”
    che per cinquanta anni e più è stato una icona del partito comunista di Afragola.
    Enzo Castaldo

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