di Gaetano Valentino

Il 25 aprile 1945 avevo appena 13 anni. Mentre stavo in campagna con mio fratello a lavorare, sentimmo suonare le sirene e le campane di tutte le chiese. Guardai mio fratello e gli dissi di correre subito in paese per vedere cosa fosse accaduto e perché suonassero le campane.
Arrivati ad Afragola, per tutte le strade c’erano cortei di giovani, donne e uomini di tutte l’età, tutti gridavano per la liberazione e si dirigevano verso la sede del partito fascista in via Gramsci. La sede fu assaltata, in molti si riversarono all’interno spaccando e gettando tutte le suppellettili giù. Tra i partecipanti c’erano Luigi Polidoro, Andrea Zommini, Arturo Zommini, Luigi Iovine, Tarbella, Pasquale Esposito (detto ‘o pittore), l’avv. Fontanella, Luigi Russo (bracciante agricolo), i partigiani di Afragola Michele (detto l’acquaiulo), Nicola (detto ‘o partigiano), ‘o matarano e altre persone di cui ora però non ricordo ilo nome. Tutti avevano lottato contro il fascismo.
Gettati via tutti i simboli del fascismo, furono messe fuori al balcone le bandiere del Partito Comunista. Così fu fondata la sezione del Partito Comunista ad Afragola.
Nei giorni successivi altre persone aderirono. Fu costituito il comitato direttivo formato dalle persone che ho citato prima e dal compagno Gaetano Sorrentino (detto ‘o profumiero), e come primo segretario fu eletto il compagno Pasquale Esposito.
Iniziava così questa nuova avventura. Ogni sabato sera ci si incontrava presso la sede per programmare le attività di tutta la settimana e la domenica mattina ci si organizzava in gruppi per raggiungere le piazze di Afragola e far conoscere il partito in diversi modi, tra cui la diffusione del giornale l’Unità, andando casa per casa. Quando poi arrivarono le prime tessere iniziò il tesseramento.
Tra le persone che aderirono al partito ci fu Raffaele Ioliascon che, successivamente, organizzò anche ad Afragola la F.G.C.I., alla quale io aderii.
A 14 anni, oltre a lavorare la terra, poiché non bastava, lavoravo anche come operario edile. In quel periodo lavoravo presso l’Impresa Carola che stava costruendo la centrale termoelettrica per conto della S.M.E. Il capo cantiere, Arcangelo Caiazza, a spese dell’impresa, stava costruendo ad Afragola, su Corso Vittorio Emanuele III l’ospedale privato per conto degli americani. Utilizzava gli operai assunti sul cantiere della S.M.E. di San Giovanni a Teduccio e il materiale che era destinato a questo. Per questo motivo ho sempre lottato contro di lui. Io lavoravo proprio nel cantiere di San Giovanni a Teduccio e lì venni nominato membro della commissione interna. Era una commissione composta da cinque persone che dovevano rappresentare i lavoratori. Arcangelo Caiazza, che nel 1948 si era candidato come vicesindaco, vista la battaglia che facevo contro di lui, decise un licenziamento politico licenziando 17 operai iscritti al P.C.I. Io fui il primo della lista. Decidemmo, allora, di denunciare pubblicamente questo licenziamento discriminatorio organizzando un comizio in Piazza del Municipio con la partecipazione del Senatore Avv. Mario Palermo.

Quando ci fu il primo congresso dei giovani comunisti di Afragola, visto il mio impegno, venni eletto segretario. Ricordo che ci fu una viva e attiva partecipazione. Concluso il congresso, fu costituita la segreteria.
In seguito, decidemmo di organizzare anche il gruppo delle giovani ragazze comuniste. Oltre all’Unità diffondevamo anche il giornale Noi Donne e Vie Nuove. Ogni domenica consegnavo il giornale Noi Donne alla signorina Teresa Funicola. Questo appuntamento settimanale la portò a nutrire un certo interesse verso la F.G.C.I., fino a che non decise anche lei di partecipare alle nostre attività. Si diede subito da fare per organizzare le ragazze comuniste. Fu fatto il congresso e lei fu eletta segretaria. Ricordo che riuscimmo ad avere ben 350 ragazze e ragazzi iscritti alla F.G.C.I.
Oltre all’attività politica organizzavamo anche altri eventi, di tipo più ricreativo, come feste di ballo della domenica, per richiamare l’attenzione di altri giovani e partecipavamo a tante manifestazioni.
In particolare, mi ricordo della festa della gioventù comunista a Castellamare di Stabia, alla quale partecipò Gian Carlo Pajetta. Come circolo di Afragola partecipammo al torneo di calcio, con la nostra squadra che si chiamava “I Garibaldini Afragolesi”, alla gara di nuoto, alla corsa nei sacchi e alla corsa di lentezza con la bicicletta. Fu una gran bella manifestazione.

In occasione delle elezioni amministrative, nel 1948, il partito organizzò un comizio al quale partecipò l’allora sindaco di Bologna Giuseppe Dozza che raccontò cosa aveva fatto a Bologna. Ci parlò del Piano regolatore con l’individuazione delle zone residenziali, industriali, artigianali. Ad Afragola, invece, non avevamo un piano regolatore e ci si preoccupava solo di vendere i terreni causando una crescita disordinata del territorio.
Al termine del comizio, ricordo che si presentò un autocarro che si fermò tra la fine di Corso Enrico De Nicola e l’inizio di piazza Gianturco, all’angolo dove adesso c’è la Farmacia, e cominciò a proiettare un video contro i comunisti. C’era un tipo che continuamente parlava contro di noi. Allora io, il compagno Antonio Siniscalchi e altri giovani prendemmo una scala per arrivare al cavo elettrico che alimentava gli altoparlanti e lo tranciammo. Questi soggetti, vedendosi e in minoranza e accerchiati, scapparono via velocemente.

Nel marzo del 1953 la Federazione della F.G.C.I. di Napoli organizzò, presso il teatro Mercadante di Napoli. il congresso in cui si dovevano eleggere i delegati che avrebbero dovuto partecipare al XIII Congresso Nazionale che si sarebbe svolto a Ferrara. Al congresso di Napoli partecipammo io e la compagna Teresa Funicola, che sarebbe poi diventata mia moglie. I delegati di Napoli che dovevano essere eletti per partecipare al Congresso Nazionale erano quaranta. I nominativi furono annunciati dal palco dal compagno Gian Carlo Pajetta. Tra i prescelti c’eravamo io, le compagne Teresa Funicola, Assuntina Cavalieri, Anna Spaggiaro, Anna Favulara, i compagni Giovanni Banca e altri di cui, purtroppo, non ricordo più il nome.
La partenza per Ferrara era prevista per il giorno successivo alla fine del congresso, il punto d’incontro era presso la stazione FS di Napoli alle ore 6:00, la Federazione di Napoli aveva prenotato un vagone intero per tutti i 40 delegati.
Io ero indeciso se partire o no, perché dovevo aiutare la mia famiglia, avevo perso mio padre, e inoltre non avevo il vestito per partecipare. I compagni mi dissero che per il vestito ci avrebbero pensato loro. Raccolsero i soldi per comprare la stoffa e la consegnarono a Don Achille o’ sart che si offrì di cucire il vestito rimanendo sveglio e lavorando tutta la notte. La bottega di Don Achille era proprio vicino alla sezione del partito, e poiché occorreva che mi misurassi più volte il vestito rimasi nella sezione, addormentandomi sul tavolo da ping pong. A farmi compagnia rimase il compagno Antonio Siniscalchi. Don Achille mi fece fare la prima misurazione del vestito a mezzanotte, alle quattro del mattino la seconda misurazione e così, alla mattina, prima delle sei, il vestito era pronto.
Arrivati a Ferrara, tutti noi delegati, fummo accolti in una grande sala del ristorante Pamphili. Oltre a tutti i compagni della Federazione Nazionale, c’erano i compagni di Ferrara che dovevano ospitare, ognuno, nella propria famiglia un delegato del congresso. Ricordo con grande emozione quando dal palco Gian Carlo Pajetta annunciò: il compagno Gaetano Valentino è ospite del compagno Luigi Zucchelli, la compagna Teresa fu ospitata, invece, da una famiglia con figlie femmine. Il giorno successivo iniziarono i lavori del congresso, arrivati nel teatro ci consegnarono un tesserino identificativo e una cartellina. Su tutti i mezzi del trasporto pubblico esibendo il tesserino che ci avevano consegnato eravamo esonerati dal pagamento del biglietto, e anche se si andava al Bar per il caffè era tutto pagato. Durante i lavori del congresso arrivò la notizia della morte di Stalin. I lavori furono sospesi. Nelle piazze di Ferrara furono messe delle gigantografie di Stalin, e per ogni postazione c’erano due compagni con lo scollino rosso alla gola e la bandiera che facevano il picchetto d’onore.
Finito il congresso, tornati ad Afragola, in paese incominciarono a girare delle maldicenze sulla compagna Teresa e sulla nostra permanenza per otto giorni in un’altra città. Fino ad allora tra me e mia moglie c’era stato solo un rapporto di amicizia, e se forse c’era anche un sentimento d’amore non l’avevamo mai manifestato.
Vista la situazione, allora Afragola era una città parecchio retrograda, per mettere fine a tali maldicenze sulla compagna Teresa, mi feci avanti presentandomi alla sua famiglia e chiesi il fidanzamento.
Subito dopo dovetti partire per il militare. Nel frattempo, come segretario dei giovani comunisti di Afragola fu nominato Franco Laezza.
Al ritorno della ferma venni eletto nel comitato direttivo del partito e membro della commissione dei probiviri, con il compagno Acciarino come presidente e Gennaro Marchese segretario del Partito.
Durante il viaggio di nozze, il compagno Loris Gallico ci ospitò presso la sede nazionale del partito a Roma in via delle Botteghe Oscure. In nostro onore ci organizzarono un meraviglioso pranzo. Mentre pranzavamo, il compagno Loris chiamò il compagno Giorgio Amendola e gli disse che erano ospiti del partito una coppia di sposi a cui voleva far visitare la sede del Parlamento. Arrivati fuori al Parlamento, accompagnati dal compagno Luigi Polidoro, che si era trasferito a Roma, ad aspettarci c’era Giorgio Amendola che ci fece da guida per la nostra visita.

Gaetano Valentino







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