DIECIMILA ALLA MARCIA DI OTTAVIANO: “COSI’ NACQUE LA GENERAZIONE ANTICAMORRA”

Intervista a Gianfranco Nappi, 61 Anni, ex deputato del Pci, fu tra gli organizzatori della manifestazione nel 1982

“Quella marcia fu la scintilla di una intera generazione che rifiutava la camorra. Se molti passi in avanti sono stati fatti nella lotta alla criminalità lo si deve anche a quella giornata”. Gianfranco Nappi, 61 anni, ex deputato “comunista” dal 1987 al 2001 fu tra gli organizzatori della manifestazione anticamorra del 17 dicembre 1982 a Ottaviano.


Come nasce l’iniziativa? 

“I primi anni Ottanta furono anni drammatici, l’aggressione della camorra in Campania era fortissima. Emergevano le compenetrazioni tra la camorra e le istituzioni, la malavita e la politica. Come Federazione giovani comunisti ci trovammo a interpretare un sentimento di malessere, di indignazione che montava nelle giovani generazioni. Ragionammo con gli studenti, volevamo fare una cosa simbolica proprio al Castello mediceo…”

Come andò?

“Scesero in piazza 10 mila ragazzi, oltre ogni aspettativa. Ricordo l’ansia del giorno prima. “Ma domani piove?”, “Ci saranno gli studenti o siamo stati solo dei pazzi?”. Non sapevamo come sarebbe andata. La sera prima andammo ad attaccare i manifesti accanto al circolo di Ottaviano, ci guardavano storto. Camorra allora era un termine indicibile”.

Perché fu un successo secondo lei?

“Quella marcia colse un sentimento che era nella coscienza di quella generazione. E non fu una fiammata. Anzi, nel giro di pochi giorni in tutte le scuole del Meridione furono organizzati altri appuntamenti, si stava sprigionando una grande energia. Ci ho ripensato guardando a Greta Thunberg, una ragazza che ha sollevato la questione ambientale nel cuore dell’Europa. In poche settimane è diventato un movimento globale, favorito dai grandi media. All’epoca noi non avevamo il potere della comunicazione di oggi”. 

Chi venne alla marcia? 

“Chiesa, partito politico e sindacato colsero il valore di quella manifestazione. 
Venne Don Riboldi, il vescovo di Nola Giuseppe Costanzo, Antonio Bassolino, allora segretario regionale del Pci. E il sindacato con Luciano Lama diede una sponda all’ansia di cambiamento di quei ragazzi. Attenzione: quei giovani nell’82 avevano al massimo 16-17 anni e saranno quelli che tra l’87 e il ‘92 con il loro voto faranno crollare il potere democristiano e socialista nel Mezzogiorno. Insomma, si era una formata con quella iniziativa anche una coscienza politica. Tra qualche mese la storia del movimento contro la camorra sarà uno dei volumi speciali che “Infiniti mondi” sta realizzando per 100 anni del Pci”. 

Cosa ha pensato in queste ore dopo la morte di Cutolo?

“La camorra è stata uno dei nemici di Napoli, lo è ancora. I poteri criminali sono nemici dell’Italia. Nonostante la partita non sia ancora vinta, penso a quanto è cambiata l’Italia rispetto a quegli anni in cui marciavamo e andavamo sotto al castello di Cutolo. Avverti la percezione della strada che si è fatta. Il fatto che oggi ci siano beni confiscati alla criminalità dove ragazzi coltivano il grano o fanno la mozzarella è un fatto straordinario. È il segno che la legalità e la libertà possono averla vinta”.

Intervista di Alessio Gemma

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