A DISCUTERNE CON L’AUTORE, RAFFAELE SCALA,GIUSEPPE DI MASSA E ROBERTA CALBI

di Roberta Calbi

La storia quotidiana per ricostruire la “grande storia”. E’ questo il contributo del romanzo “Il compagno Domenico”, di Antonio Cuomo, un romanzo che alterna storia e immaginazione, politica e testimonianze di vita. Uno spaccato della vita a Gragnano nel secondo dopoguerra. La fatica del vivere, il lavoro nella terra o nei pastifici. Ma anche una grande speranza: il socialismo, Togliatti, la svolta di Salerno.
L’autore, un “compagno” non pentito, gragnanese di origine, anzi “di Caprile”, – precisa! – è emigrato a 16 anni con la famiglia a Bologna, dove ha studiato e si è laureato, divenendo attivo nel movimento studentesco. Nel 1972 si è iscritto al PCI, “ma l’ho lasciato nel 1984, alla morte di Berlinguer”.

Nel romanzo, il suo primo, dopo una vita dedicata piuttosto alle Scienze della finanza, con uno stile vivace, che alterna narrazione, dialoghi, rievocazione di paesaggi assolati, Cuomo descrive una storia di provincia, un po’ la sua, un po’ quella di parenti o amici. Il tentativo di formare una cooperativa, l’intervento minaccioso della camorra. Gli amori giovanili. Attraverso personaggi reali o di fantasia ricostruisce un’epoca, un ambiente, in cui molti possono riconoscersi.
Una parte molto originale è l’invenzione dell’”autista di Togliatti”. Si immagina che il giovane Domenico, protagonista del romanzo, nella primavera del 1944, tramite “l’avvocato” Mario Palermo, che già conosceva, diventi l’autista di Togliatti quando questi è nominato ministro nel Governo Badoglio. Lo sfondo storico è tutto vero. Il governo a Salerno, il re Vittorio Emanuele III con la sua corte a Ravello, la presenza degli americani dopo lo sbarco del 1943. E così pure il tratteggio dei personaggi. Mario Palermo, che aveva una casa a Gragnano, e divenne sottosegretario del governo Badoglio, Salvatore Cacciapuoti, lo stesso Togliatti, con la sua passione per la storia, anche degli Ostrogoti e del loro ultimo re, ucciso in battaglia forse sui monti Lattari, forse nella piana del Sarno in Campania. E compare anche un giovane “taciturno e magro, dagli occhi neri e profondi”, il “giovane Enrico”, di cui pure sappiamo che soggiornò per qualche tempo a Salerno perché lo zio era Ministro delle Finanze ed il padre Mario Berlinguer aveva un importante incarico nel governo. E’ in uno di questi giri in macchina da autista che Domenico si rivolge istintivamente a Togliatti chiamandolo “compagno”. E da quel momento si vive e riconosce come tale.
Molti altri riferimenti biografici e storici troviamo leggendo il romanzo del “compagno Cuomo”, che ricostruisce un’epoca con un pizzico di nostalgia, ma anche con lo guardo severo e critico che rivela la tristezza di chi è rimasto deluso da come poi sono andate le cose. “La nostra è essenzialmente un’epoca tragica … Il cataclisma ha avuto luogo … Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli siano precipitati”, commenta citando le riflessioni di D.H.Lawrence.
Il libro è stato presentato lo scorso 30 ottobre a Gragnano, nei locali dell’antico Pastificio Cuomo. Una location quanto mai adatta, dove una giovane manager, Amelia Cuomo, si impegna a valorizzare eredità e identità della tradizione familiare (più di 200 anni!) con piglio e passione innovativi. Per i risultati raggiunti è stata selezionata tra le finaliste del Premio Gamma Donna. La tradizione maschile … rinnovata da un presente femminile!



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6 commenti

  1. Chi ben comincia è a metà dell’opera.
    Direi che A. Cuomo ha cominciato proprio bene il suo impegno letterario. Un bel romanzo piacevole da leggere, nonostante i temi trattati siano dolorosi. Un forte spunto per le generazioni odierne a svegliarsi dal torpore in cui si sono accomodate

  2. derisipasquale@libero.it
    È un dolce e sereno ricordo di fatti e luoghi a me cari.
    L’autore ha descritto il tutto con competenza e nostalgico passato.

  3. Non posso commentare perché sono l’autore

  4. Non posso commentare perché sono l’autore

  5. Non posso commentare perché sono l’autore

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