Andrea Geremicca nasce a Portici il 3 Giugno del 1933 da una famiglia di antifascisti che per sfuggire alle persecuzioni si rifugia in Val d’Ossola, il primo lembo d’Italia che riuscì a cacciare i nazifascisti. La Repubblica dell’Ossola durò appena 43 giorni, dal 10 settembre al 23 ottobre del 1944. Ma quanto avvenne in quel periodo così breve – ricorda M.Molinari– ha ancora oggi una valenza straordinaria perchè i capi partigiani, fra loro Umberto Terracini, Pietro Malvestiti, Gianfranco Contini, dedicarono ogni sforzo a distribuire cibo e acqua alla popolazione, a migliorare i servizi per i residenti, ad immaginare riforme di vasto respiro, scegliendo di rinunciare ad ogni vendetta nei confronti dei fascisti.
Una lezione straordinaria che segnerà la vita del ragazzino Andrea.
Geremicca, tornato a Napoli, frequenta le scuole, il Liceo Umberto, è uno studente molto bravo ma ad un certo punto, senza finire il liceo come egli stesso dice: ”decisi di dedicare la mia vita al PCI” decisione oggi forse per molti inconcepibile. E tuttavia, a Napoli come in tutta Italia, lasciarono la professione, gli studi, e scelsero allora la vita di “rivoluzionari di professione” moltissimi giovani che poi faranno la storia del nostro paese come Napolitano, Chiaromonte, Alinovi, Lapiccirella, Abenante, Valenza, Fermariello e tantissimi altri.
Il PCI negli anni 40 e 50 era un partito radicato nelle fabbriche e nelle città operaie di Pozzuoli, Torre Annunziata, Castellammare, diretto con dura disciplina da Cacciapuoti che ha partecipato alle 4 Giornate, l’insurrezione di Napoli e la cacciata dei nazisti. Un partito con decine di sezioni e migliaia di iscritti, combattivo e organizzato che conduceva grandi campagne di lotta per il lavoro, lo sviluppo del Mezzogiorno, la pace.
Il PCI resiste alla campagna anticomunista dopo la sconfitta del 48 e il dramma del 56.
Geremicca dirige la federazione giovanile, è un bravo oratore; Cacciapuoti per tenere i comizi nelle situazioni più difficili era solito dire:” Chiamate o’guaglione” . Ad un certo punto , alla fine degli anni 50, Andrea dirige la redazione napoletana dell’Unità, un punto di osservazione decisivo per approfondire la conoscenza della città. Lapiccirella sarebbe andato a lavorare a Roma e Andrea lo sostituisce. Sulla vicenda ha scritto pagine bellissime E.Rea nel suo “Mistero Napoletano”. Ci sono in redazione Giulio Formato, Nora Puntillo, De Arcangelis, Silvestro Amore.
Sono gli anni delle grandi inchieste sulla speculazione edilizia e la collusione con la politica; le vicende della costruzione del II policlinico, il dramma terribile dei bambini nelle baracche della Marina, nel rione della “siberia”.
Ci furono non solo battaglie dell’informazione e della politica ma anche gare di solidarietà in cui si distinsero pediatri come Carmelo Gabriele, Guido Calveri e altri apostoli laici come il Prof. De Franciscis e lo pneumologo Liotti.
La redazione dell’Unità, prima all’Angiporto Galleria poi in via Cervantes, era frequentata dagli scrittori Compagnone, Incoronato, Bepi Lecaldano , De Jaco, resocontista delle sedute del consiglio comunale, compito che poi svolse Andrea.

Andrea Geremicca a l’Unità


Intanto una nuova generazione entrava nel PCI. Nel luglio del 60 il governo Tambroni autorizza lo svolgimento del congresso del MSI a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Le forze democratiche, gli operai, i portali di Genova, si ribellano ; ci sono manifestazioni e scontri in tutta Italia; la polizia spara: ci sono morti e feriti; a Reggio Emilia e Modena cadono sette giovani, morti anche a Palermo, centinaia di arresti.
Il fatto nuovo (che sorprende anche i dirigenti del PCI) è la straordinaria partecipazione dei giovani. Anche a Napoli ci sono manifestazioni, un grande comizio con migliaia di giovani a Piazza Cavour, sono arrestati giovani dirigenti della FGCI Mario Catalano e Andrea Santaniello; si costituisce l’associazione “Nuova Resistenza” che unisce giovani antifascisti diretta da Guido Sacerdoti; ci sono Guido De Martino, Nino Ferraiuolo, Aldo Mazzacane, Berardo Impegno, Pamella, e tanti altri.
Una nuova generazione entra in campo, una generazione che poi esploderà nel 68 anche contro il riformismo della sinistra. Tuttavia i giovani della FGCI, anche se minoritari , non furono mai espulsi dalle università e dalle scuole.
Ai Napolitano, Caprara, Alinovi, Chiaromonte, Abenante, Fermariello, ai Bruno Bruni, Pastore, si affiancano i Catalano, Olivetta, D’alò, Anna Bocchetti, Monica Tavernini, Marzano, io stesso, Bassolino, Guarino, Ranieri, Cennamo, Vozza e tanti altri.
Andrea Geremicca, insieme a Pietro Valenza, è il naturale interlocutore dei giovani che guardano alle posizioni di Ingrao al congresso di Roma del 1966 e alla rivista “Il Manifesto” diretta da Rossanda, Magri, Pintor, Parlato.
Il centro di diffusione della rivista è nella casa di Portici dove abitavo con Montelpari e D’alò, prima che ci trasferissimo a Napoli in Piazza San Domenico. Col XII congresso si sancisce la radiazione del gruppo del Manifesto . A Napoli un infuocato comitato federale decide la radiazione di Caprara, Bronzuto, Catalano e tanti altri. Noi votiamo no all’espulsione ma decidiamo di restare nel partito. Decisivo è stato anche il rapporto con Andrea che si batte perchè non siano presi provvedimenti disciplinari contro di noi. Bassolino viene mandato ad Avellino, io a Pomigliano per seguire la nascita dell’AlfaSud, Ranieri in Basilicata. Intanto Andrea è diventato segretario cittadino del PCI. Un comitato cittadino molto autorevole con Carlo Cozzolino che viene dalla direzione della Camera del Lavoro di Napoli e con Benito Visca, giornalista di Vie Nuove. Segretario del comitato cittadino e capogruppo al consiglio comunale, Andrea Geremicca conduce una strenua battaglia politica contro le proposte di Piano regolatore della DC, coinvolgendo personalità della cultura cittadina e nazionale. Il Piano è approvato ma il consiglio superiore dei lavori pubblici ne boccia l’intervento di sventramento dei quartieri spagnoli e la parallela a via Roma. E’ un successo della battaglia del PCI e di Andrea Geremicca. Sono anni durissimi; è scatenata la controffensiva della destra eversiva: la strategia della tensione, gli attentati anche al sud, la rivolta di Reggio Calabria, il successo del MSI nel Mezzogiorno e a Napoli.
Ma le forze democratiche resistono. Grandi mobilitazioni popolari e l’unità delle forze democratiche sconfiggono il sovversivismo delle destre.
Nel 72 si tiene all’Aquila un importante convegno dei comunisti per una riflessione critica sulle esperienze e sulla realtà del mezzogiorno. “Molto di più doveva e poteva esserci se noi avessimo saputo tradurre in meridionale l’esperienza del 68, quindi trovare le vie e le forme per coinvolgere le masse povere, i disoccupati e far vivere ad essi nuove esperienze collettive di partecipazione, di autogoverno, di democrazia” scrive Reichlin nella relazione introduttiva.
Andrea è l’espressione più forte e autorevole di questa svolta. Ed è il protagonista politico decisivo del sommovimento napoletano degli anni 70. Geremicca riflette sulla Napoli di quegli anni: dialoga con le analisi di Gramsci che ha certamente insistito sul carattere magmatico e gelatinoso della società meridionale, sulla disgregazione di Napoli, ma non ha mai mancato di cogliere nuove linee di tendenza nel tessuto sociale del sud…

Eugenio Donise

La versione integrale del Saggio di Eugenio Donise sarà pubblicata sul nuovo numero in uscita di Infinitimondi il 18/2021

Le nostre pagine di ieri dedicate ad Andrea Geremicca https://www.centoannipci.it/2021/05/04/andrea-geremicca-10-anni-dopo-dedichiamo-su-queste-pagine-tre-giorni-al-suo-ricordo-oggi-una-sua-intervista-sulla-sua-esperienza-nella-fgci-domani-sara-la-volta-di-eugenio-donise-e-sempre-domani/

Print Friendly, PDF & Email

1 commento

  1. Sono stato uno di quelle centinaia di migliaia di compagni e fondatore insieme ad Eugenio Donise, Carlo Gaudiello, Matteo Cosenza, Ciro Colonna, Catalano e tanti altri della F.G.C.I. di Napoli quando giovani ed ideologizzati verso le teorie di Karl Marx e la rivoluzione bolscevica eravamo effettivamente inseriti nel contesto sociale e politico di quegli anni bui dell’Italia postfascista e lottavamo per il sole dell’avvenire. Ho partecipato al 1° ed unico Congresso della Gioventu’ Comunista Meridionale nel 1963 a Castellamare di Stabia (NA) dove ho conosciuto il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Per le mie idee ho subito cose assurde nei miei confronti e fino agli anni 78/79 ho anche rischiato di andare in galera. Ogni 25 aprile telefono i miei vecchi compagni di Partito ed auguro loro un felice anno nuovo. Avrei da dire tanto ma mi fermo qui. Comunque sono d’accordo in linea generale su ciò che ha scritto Donise. Un abbraccio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *